In un altro articolo su questo blog abbiamo visto il bacino come cerniera e un serbatoio: un punto in cui respirazione, appoggio e motilità si incontrano, e in cui la qualità della “scarica” cambia il modo in cui il corpo si regola. Affinché non rimanga tutto una semplificazione, cerchiamo di comprendere a fondo gli aspetti fisiologici che regolano questi meccanismi. Quando l’attivazione non si placa, si modifica l’asse dello stress, cambiano ormoni e ritmi, e il metabolismo tende a diventare più “risparmioso”. Andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa succede realmente.

L’asse HPA: quando lo stress non rientra

Lo stress non è un nemico: è un sistema di adattamento che ha salvato la specie umana da sempre. Il punto cruciale è quanto rapidamente il corpo sa tornare a uno stato di recupero, cioè quanto l’attivazione stressante passa ad uno stato di calma e di recupero.

L’asse HPA (ipotalamo–ipofisi–surrene) è una delle vie principali della risposta allo stress ed è, in pratica, una catena di comando ormonale: 1) l’ipotalamo invia un segnale, 2) l’ipofisi risponde, 3) le ghiandole surrenali producono cortisolo. Il cortisolo è quindi il “prodotto finale” dell’asse HPA: quando sale, significa che l’asse è attivo.

Quando l’attivazione diventa ripetuta o prolungata, possono comparire schemi come:

  1. cortisolo “alto più a lungo”
  2. calo più lento
  3. maggiore reattività agli stimoli
  4. ritmo più disallineato (mattino/sera meno netti)

In parole semplici: il corpo resta più spesso in modalità “pronto a reagire”. E questa modalità ha conseguenze metaboliche, perché il cortisolo serve a rendere energia disponibile: aumenta la disponibilità di glucosio e modifica la gestione di grassi e proteine. Non preoccuparti, ora spieghiamo tutto in modo dettagliato e semplice.

Cortisolo e insulina: chi guida chi

In modo semplice ma corretto, la direzione più frequente è cortisolo → insulina.

Il primo passaggio è questo: quando il cortisolo sale, il corpo si comporta come se avesse bisogno di carburante subito. Per questo il fegato viene “spinto” a rilasciare più glucosio nel sangue (e, in parallelo, alcuni tessuti diventano temporaneamente meno propensi a consumarlo), così che l’organismo abbia energia disponibile per reagire.

  1. Se questo assetto si ripete troppo spesso, come durante una quotidianità stressante, muscoli e fegato possono diventare meno sensibili all’insulina (insulino-resistenza).
  2. Per tenere la glicemia stabile, il pancreas compensa producendo più insulina.

Qui il passaggio chiave è capire che insulina alta non significa solo “gestisco lo zucchero”: significa anche “sono in modalità stoccaggio”. In particolare l’insulina:

  1. facilita l’immagazzinamento dell’energia
  2. rende più semplice depositare grasso (soprattutto quando energia e insulina restano alte spesso)
  3. frena la lipolisi, cioè rende più difficile liberare grasso dai depositi

Stress e metabolismo post-prandiale: cosa osserviamo “a parità di pasto”

Qui entra un dato molto utile: anche quando il pasto è lo stesso (stesse calorie e grassi), lo stress recente può cambiare la risposta nelle ore successive.

Dopo aver chiarito che il cortisolo è il segnale che l’asse HPA è attivo, la domanda diventa semplice: questa “allerta” si traduce anche in un metabolismo più risparmioso nelle ore dopo un pasto?

In un recente studio osserviamo che (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4289126/) gli stressor delle 24 ore precedenti erano associati a:

  1. minore dispendio energetico dopo il pasto
  2. minore ossidazione dei grassi dopo il pasto

Questo non significa che lo stress determini il peso da solo. Significa che può spostare ripetetutamente la fisiologia verso un assetto più risparmioso. E quando un assetto si ripete, nel tempo diventa una direzione.

Bioenergetica e fisiologia parlano la stessa lingua: “scarica” come recupero

Se traduciamo “scarica” in termini fisiologici, parliamo di tre capacità:

  1. uscire dall’allerta e tornare a uno stato di recupero
  2. respirare in modo più basso e completo (diaframma più libero, espirazione che rilassa)
  3. lasciare che il peso scenda nelle gambe (grounding)

Un indicatore spesso usato per osservare la flessibilità del sistema autonomo è la HRV (variabilità della frequenza cardiaca). In molte condizioni, una HRV più alta segnala maggiore capacità di adattamento e rientro.

Ed è qui che bacino e respiro diventano strumenti concreti: un bacino che trattiene ed è ripetutamente e cronicamente contratto tende a “tirare su” il respiro; un respiro alto rende più facile restare in allerta. È un circuito. La pratica serve a rendere quel circuito più flessibile.

Da un punto di vista fisiologico, un respiro alto e rapido può assomigliare a una lieve iperventilazione: si riduce la CO₂ e aumenta l’eccitabilità del sistema, con più attivazione simpatica e meno “freno” vagale. Il cervello legge questo pattern respiratorio come un segnale di urgenza e può amplificare la risposta allo stress, aumentando l’attivazione dell’asse HPA. Se accade spesso, il cortisolo tende a salire più facilmente e il rientro verso la calma può diventare più lento.

Il bacino risponde più facilmente a sicurezza e permesso che a dovere. Per questo la via è la regolazione: micro-scelte ripetute che riportano il corpo a contatto, senza intensità eccessiva. La bioenergetica, come anche altre pratiche orientali (come il Qi Gong ad esempio) sono pratiche di auto-regolazione, per niente competitive, nè con se stessi nè con gli altri. Non c’è performance e questa è una delle condizioni che permette un rilassamento genuino. Trasformare un’attività che dovrebbe essere di rilassamento corporeo e mentale in una corsa a “fare meglio e fare di più” è controproducente.

Una routine breve (10–12 minuti) per sostenere scarica e regolazione

Questa routine ha tre obiettivi:

  1. abbassare l’iperattivazione
  2. restituire mobilità al bacino senza forzare
  3. ristabilire contatto con gambe e appoggio

Respiro regolatorio (4 minuti)

  1. siediti o sdraiati
  2. metti una mano sul petto e una sul basso addome
  3. inspira senza spingere
  4. espira un po’ più a lungo dell’inspirazione

Piccoli tilt del bacino (3 minuti)

  1. supina, ginocchia piegate, piedi a terra
  2. piccola retroversione (lombare che si avvicina al suolo)
  3. piccola anteroversione (lombare che si libera)
  4. coordina con il respiro, lento

Oscillazione e vibrazione (2 minuti)

  1. in piedi, ginocchia morbide
  2. oscilla leggermente avanti/indietro e poi destra/sinistra
  3. lascia che il peso passi sui piedi

Grounding (2–3 minuti)

  1. in piedi, senti il peso nei talloni e negli avampiedi
  2. lascia la pancia morbida
  3. nota la sensazione di appoggio

Questa routine sostiene la base quotidiana per una vita meno stressante: respiro più basso, bacino più vivo, rientro più rapido dall’allerta. Ed è su questa base che diventano più possibili cambiamenti stabili, una quotidianità più serena e più facilità ad affrontare i piccoli e i grandi problemi che la vita inevitabilmente ci fa incontrare.

Fonti

  1. Kiecolt-Glaser, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4289126/
  2. Lombardo, https://doi.org/10.1007/s40619-023-01379-3
  3. Laborde, https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2022.104711
  4. Ma, https://doi.org/10.3389/fpsyg.2017.00874
  5. Nedeltcheva, https://doi.org/10.7326/0003-4819-153-7-201010050-00006
  6. Tan, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4416839/
  7. Zhao, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7227813/
  8. Cignarelli, https://doi.org/10.3390/ijms20030759
  9. Morton, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18230901/
  10. Stulnig, https://doi.org/10.1007/s00125-003-1284-4